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0118 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 118 (Grayscale High Resolution Image)

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doi: 10.20676/00000174
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88   CAPITOLO QUINTO

incise nei fianchi dirupati, che avevo osservato lungo l' Indo e più tardi seguii lungo le valli dei suoi maggiori affluenti. Rivedevo poi, in una seconda fase, altri ghiacciai scendere giù di nuovo, immensi, e poi nuovamente ritrarsi. E in una terza fase affacciarsi, soltanto, dalle valli laterali in quella principale ; ma uno, presso il termine del bacino di Scardu, ammassò con la sua fronte una tale potenza di morene, da sbarrarne l' Indo e formare un gran lago : un lago immenso, lungo e stretto come un funicolo, le cui traccie ho seguite per diecine e diecine di chilometri su per la gran valle. E poi una quarta fase, ancora : ma questa volta i ghiacciai si affacciavano appena al bacino di Scardu, dove 1' Indo divagava lento e tardo, terrazzando vecchie morene, vecchie argille lacustri, vecchie alluvioni.

Ma non potevo dimenticare di essere, nella Spedizione, geografo oltre che geologo. E poi, del resto, — come era mia antica convinzione, ed anche, posso dire, mia abitudine, — chi viaggia per paesi poco noti o sconosciuti, non deve imporre limiti alla propria attività di osservatore e di raccoglitore : tutto quanto si osserva o si raccoglie è buono, e i limiti devono soltanto essere quelli voluti dalle necessità del tempo e delle circostanze. E così raccolsi pesci dell' Indo, tra i quali il Vinciguerra ha riconosciuto forme nuove ; e così, in località e con mezzi che non posso rivelare, entrai in possesso di un cranio di Baltì. Unica riserva vera che mi posi, — col successivo assenso del collega Marinelli — fu relativa alla flora. Mi ero fornito, prima della partenza dall' Italia, per cortesia dell' Istituto Botanico di Firenze, di materiale da raccolta. Ma, — vista la molteplicità delle ricerche che rientravano nel mio programma, e la relativa varietà ed abbondanza della flora nei fondi delle valli, ed il fatto che in queste già da altri erano state raccolte le specie vegetali, — vi rinunciai senz' altro, anche per la stagione nella quale vi compievo le mie escursioni, riserbandomi invece di raccogliere soltanto nella zona sopra i 5000 metri di altezza, nella quale sarei stato tra la primavera e l' estate, e nessuno probabilmente mi aveva preceduto, e d' altra parte era più probabile, per la povertà della flora, di riuscire abbastanza completi nella raccolta. Così facemmo, infatti, Marinelli ed io, nelle nostre escursioni dell' anno successivo tra il ghiacciaio Rimu e gli altipiani tibetani delle Lingzi Tang.

Nel bacino di Scardu la popolazione era oggetto di speciali ricerche. Non tanto nei suoi usi e costumi, quanto nei suoi caratteri fisionomici ed antropometrici, nelle tradizioni relative alla sua origine lontana, nei tipi e forme delle abitazioni, nei carat-

teri dei villaggi e delle colture.

Veramente, basta vedere anche di sfuggita i Baltì per convincersi ch' essi non hanno quei caratteri di mongolicità che ha voluto riconoscere in essi la maggior parte dei precedenti viaggiatori. Direi quasi che questa della mongolicità dei Baltì è una specie di « frase fatta », che uno ha ripetuto dall' altro senza riflettere se fosse fatta bene. Tutti i caratteri fisionomici dicono chiaramente che si tratta di gente bianca, o, come si preferiva un tempo, di gente ariana. Niente, — negli occhi, nelle arcate sopraorbitali, negli zigomi, nella forma generale della testa e della faccia, nei