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0248 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 248 (Grayscale High Resolution Image)

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doi: 10.20676/00000174
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206   CAPITOLO SETTIMO

tario fondiario, il quale, insieme col lambardar, o sindaco, esercita funzioni d' ordine nella città e di rappresentanza verso i funzionari del Governo del Cashmir. La casa è a tre piani, fra i campi dei dintorni di Lè, ed è fiancheggiata da due alti ciorten, eretti in memoria del padre e del nonno di Lobzang. Le fondamenta e la parte inferiore dei muri sono di pietra, i piani superiori di grossi mattoni d' argilla cotti al sole. Al pianterreno sono magazzini cogli strumenti agricoli e le scorte comuni d' una fattoria, e la cucina, una grande camera nel centro della quale è un fornello monumentale di mattoni d' argilla, coi fianchi decorati da greche e disegni geometrici a rilievo, dove un fuoco di sterco disseccato è tenuto acceso dal soffio d' un mantice fatto con un' otre di pelle. Alle pareti sono mensole e scaffali per le stoviglie ed i rami della cucina. Per una scala di massi di pietra disuguali si sale al primo piano, di dove un' altra di legno a stretti gradini, erta come una scala a piuoli, conduce al secondo piano e sul terrazzo. Su questo si apre, come di solito, la cappella privata contenente una statua di Buddha ed altre di dei minori nascosti da un velario o telone. Vi sono i soliti vasi per le offerte, una raccolta di libri sacri e qualche tancd.

La cerimonia religiosa aveva luogo in una camera del secondo piano, appositamente preparata. Il centro della stanza era occupato da un palco quadrato, alto un venti centimetri, su cui si ergeva una struttura piramidale a stretti gradini. Sul bordo del palco erano allineate piccole coppe di bronzo piene di burro fuso con un lucignolo acceso ; e la piramide era intieramente coperta da migliaia di coni fatti di farina di satú impastata con burro. I coni centrali, verso il vertice della piramide, erano tinti di rosso vivo. Intorno a questo offertorio pendevano da funicelle distese fra le travi che reggevano il tetto i labari dipinti incorniciati di seta. In un angolo era un tabernacolo di legno intagliato e dipinto con tre nicchie contenenti statue divine. Lungo due lati della camera stavano dodici monaci coi cilindri da preci, il campanello, lo scettro e la musica : le grandi trombe, due trombe minori, i cembali, i clarini e due tamburi piatti di un metro di diametro. I monaci cantavano con voce nasale e grassa brevi litanie, intercalate da poche battute di musica. Nella camera chiusa il frastuono stordiva, e faceva ricordare certi fracassi da notte di befana. Di quando in quando v' era un intervallo di silenzio, nel quale i monaci pregavano, sgranando i rosari. Alcuni visitatori, amici del padrone di casa, assistevano tenendo in mano i bastoncini profumati accesi. La funzione suol durare vari giorni. Due, tre volte al giorno i monaci prendono un leggiero pasto di thé burrato e di sata nella stessa camera dove ufficiano.

Di poi lo zaildar mi condusse nella sala di ricevimento al primo piano, vasta, con un pavimento a musaico di pietruzze ovali incastonate nell' argilla, in parte coperto di tappeti di feltro, e un soffitto basso, che poggia su travicelli di legno drizzati sul pavimento. V' è una stretta finestra senza vetri, con imposte di legno. Le porte sono di rozze asse collegate da traverse a incastro, senza chiodi. Non y' è focolare, ma un braciere quadrato di bronzo, di fattura cinese, con carboni accesi, nel mezzo della camera. In terra son disposti qua e là bassi divani ; su una