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0474 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 474 (Grayscale High Resolution Image)

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doi: 10.20676/00000174
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400   CAPITOLO QUATTORDICESIMO

carovaniera, che, secondo appariva dall' esame della nostra carta, avremmo dovuto raggiungere a non grande distanza a Nord del valico Caracorùm. Uno dei Gurka con

12 portatori andò a prendere i pochi viveri rimasti nel vicino deposito della valle Iàrcand, mentre che, per somma fortuna, il Wood e l' altro Gurka riuscivano ad abbattere due antilopi, assicurando cosi largamente il nostro rifornimento per la via che dovevamo ancora percorrere, col rischio di ostacoli impreveduti, innanzi di raggiungere il primo deposito di viveri a Sud del passo Caracorùm.

La stretta valle termina al sommo in un altipiano occupato da un laghetto e circondato da coste coperte di detriti, coronate da vette calcari, con forme dolomi-

tiche. Qui ci fermammo il 25 luglio per fare una stazione su una vetta di 5635 m.

a Nord del laghetto. Una discesa di pochi Km. ci condusse di poi in breve alla via carovaniera dell' Asia Centrale, subito riconoscibile per le ossa biancheggianti e le

carcasse di cavalli e di cammelli di cui è cosparsa, poco a valle del luogo di campo

Baltì Bransa. Indi valicammo il passo Caracorùm, fermandoci a fare una stazione trigonometrica sul monte arrotondato che sorge a oriente di esso. La giornata era stata

freddissima, e il mattino dopo ci alzammo che nevicava. Uno dei portatori appariva

malato ; e, pensando che avesse sofferto pel freddo, gli lasciammo un compagno per aiutarlo a percorrere la breve tappa giù per la valle, a giornata più inoltrata e quando

egli si fosse un po' rimesso con qualche altra ora di riposo. Noi scendemmo in brev' ora ad accampare a Pulo. Avevamo appena piantate le tende e accesi i fuochi, quando arrivò il portatore lasciato di scorta al malato, portandoci la inattesa e triste notizia della sua morte improvvisa (').

L' indomani, 29 luglio, mentre i portatori davano sepoltura al povero compagno, il Wood ed io salimmo a far stazione su una vetta a Nord di Pulo (5716), con tempo incerto e folate di nevischio portato da raffiche di vento gelido.

Ci disponemmo ora ad esplorare i versanti meridionali del Caracorùm, per finire di accertare l' andamento dello spartiacque e completarne il disegno sulla carta. Perciò

visitammo l'una dopo l'altra le valli che discendono verso il fiume Cipciàk da questa

porzione della catena. La più vicina a noi veniva a confluire a Pulo colla valle che discende dal valico del Caracorùm. Ci mettemmo su per essa il mattino del 30 luglio,

mentre il tempo, che tutta la notte era stato a neve, si andava rimettendo. Il fondo della valle e cosparso di conchiglie fossili di ogni dimensione e così abbondanti, che ne costruimmo una piramide alta più d' un metro, da servire da segnale più tardi ai compagni geologi. Risalimmo la valle per appena 6 Km. ; e poi, su per le sue pendici meridionali, raggiungemmo una sella, e accanto ad essa un' altura, ottimo punto di stazione, con una veduta estesissima su tutte le catene della regione fino a gran distanza. Alcune dense nubi gravavano sulle montagne del Rimu, il resto del cielo era sereno. Di qui scendemmo direttamente sulla riva del Cipciàk.

(') Vedi la Nota a pag. 358-359.