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0074 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 74 (Color Image)

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doi: 10.20676/00000174
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52   CAPITOLO QUARTO

e con rispetto ('). Coll' accessione di Gulab Singh al maharagiato di Giammu e Cashmir, Scardu divenne la capitale ufficiale del Bàltistan, e passò col Làdak a far parte del

nuovo regno (1846).

Il villaggio di Scardu (l) è a valle dei bangolo, a poche centinaia di metri di distanza. Il sentiero, partendo dai bdngalo, costeggia da prima il piede di una specie di argine naturale dell' Indo, formato da un rialzo dell' orlo del terrazzo alluvionale, traversato di tratto in tratto da vecchi letti torrenziali. Alla sua estremità occidentale questo argine termina con un piccolo poggio, sormontato dalle rovine di un antico forte (3). Poi viene un ruscello che raggiunge l' alveo dell' Indo per una valletta riempita da un bosco dove si nasconde un piccolo tempio indù, con nel centro un monolite di marmo bianco, il lingam o simbolo fallico di Siva, e, attorno ad esso, qualche coppa di bronzo per le offerte dell' acqua e dei frutti della terra. Ai lati del ternpietto sono due vasche quadrate che raccolgono l' acqua di due sorgenti. Sulla riva sinistra della piccola valle è un forte quadrato, con grosse torri agli angoli, costrutto di mattoni crudi, dove è acquartierata la piccola guarnigione dogra : un centinaio di soldati, con uniformi pulite color cachi, comandati da un ufficiale subalterno o Subhadar. Accanto al forte è un magnifico platano, solitario rappresentante dei chenar del Cashmir, superstite di un gruppo d' alberi che furono piantati da All Sher Khan, più di tre secoli fa. Accanto ad esso è un gruppo di esili pioppi allampanati che paiono messi lì per far contrasto colla ampia maestà del platano e nascondono una piccola moschea dove sono le tombe di Ali Sher e di cinque suoi successori.

Il sentiero prosegue a traverso un gruppo di poche case : l' ufficio postale, la scuola e un dispensario medico, istituito di recente ; poi lascia a destra il campo del polo e un dosso arrotondato nudo e sabbioso tutto cosparso di antiche tombe mezzo scoperchiate, e sormontato da una capanna rotonda che è l' osservatorio meteorologico, e scavalca un alto bastione a terrapieno, sopra una base di pietre da taglio, su cui corre l' antico acquedotto, lungo circa 3 Cm., costruito da Ali Sher, che porta ancor oggi l' acqua potabile dal torrente Satpor a Scardu. Subito dietro questo argine

(I) Il NEVE (1. c., pag. 249-253), il FRANCKE (1. c., pag. 154-160) ed il CUNNINGHAM (I. c., pag. 347349), raccontano con poche varianti la storia della conquista dei Dogra. Il Cunningham l' ebbe dalla bocca di Mehta Basti Ram, uno degli ufficiali di Zorawar, che ne aveva seguito tutta la campagna.

  1. Vedi il Panorama dell' Oasi di Scardu.

Secondo il THOMSON (1. c.. pag. 216) il nome del paese è Skardo o Kardo. I Maomettani, che non sanno pronunciare la s iniziale seguita da consonante, dicono Iskardo. Il CUNNINGHAM (1. c., pag. 34) invece chiama il paese Skar-mDo, che vorrebbe dire « luogo » o « forte stellato » (in forma di stella), o Skar-ma-mDo, cioè « luogo rinchiuso ». Il MOORCROFT poi (1. c., Vol. I, pag. 262) ha « Sagarkhoad » ed anche il VIGNE (1. c., Vol. II, pag. 249) scrive Sagar-khoard o Skar-kod, facendoli derivare da due parole, una sanscrita ed una persiana. Ma il CUNNINGHAM (pag. 34) osserva che Skar-hGod ha in tibetano lo

stesso significato di Skar-mDo, edifizio stellato.

  1. Non trovo menzione di questo forte presso nessuno dei nostri predecessori, ed a Scardu non seppero dirmi nulla della sua storia. Appare più antico del castello sulla roccia di Scardu.