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0183 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 183 (Color Image)

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doi: 10.20676/00000174
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DA SCARDU A LE   149

cosa naturale, poi si piega in una valle tributaria di destra che conduce al passo, il Namica La, a 3965 m. s. m. I poveri zho ed i cavalli carichi salgono ansimando penosamente e sdrucciolano spesso sul ghiaccio che copre la traccia battuta. Appena metton piede fuori di essa affondano nella neve fino al petto. Incontriamo qualche branco di asinelli e le carovane di animali sembrano un paradosso nel paesaggio di alta montagna tutto coperto di profonde nevi.

D' estate, questo tratto è un deserto impressionante, pur nel mezzo della universale aridità della regione, fra coste giallognole che paion bruciate, come se una gran vampa infuocata fosse passata sulla terra ardendo tutto.

Si scende dal passo per una combetta simile a quella percorsa nel salire, che più sotto si allarga, confluendo con altre gole laterali e si fa più piana. V' è qualche gruppo di case che paion deserte, e si intravedono sotto la neve i muriccioli di pisè che cingono i campi. Dopo un' ora e mezzo di discesa si sbocca nel vasto bacino di Carbu, compreso fra due strette di valle e comparabile a quello di Scardu, sebbene sia di dimensioni assai minori. Un grande ciorten segna la confluenza delle due valli. Il bacino di Carbu è compreso fra catene di monti imponenti e di ricco disegno. Sembra quasi che vi sia una corrispondenza tra le forme naturali, dovute alle frastagliature delle roccie ed alla erosione dei terrazzi alluvionali e le fantasie architettoniche di questa gente. Le creste dei contrafforti a sinistra della valle sono irte di ciorten rocciosi naturali che sporgono dalle nevi, o sono tagliate in merlature regolari. Giù, nella galle, una spina rocciosa isolata ha un costolone coperto di mura e di edifizi in rovina e il vertice coronato da alte e grosse mura diroccate. Più in basso è un monastero bianco, e annidato ai suoi piedi, il villaggio di Carbu. Poco più oltre, sempre sul fianco sinistro della valle, si apre una grande spaccatura fra due alte roccie verticali, come giganteschi stipiti di porta, e per essa si intravede un sistema di valli con creste incrociate. Sopra uno di questi stipiti, in cima ad un precipizio formidabile, sono altri estesi ruderi di quel che doveva essere un vastissimo monastero o una grande fortezza, ai quali non si vede via d' accesso. Ai piedi del precipizio è una folla di ciorten di ogni dimensione e molti muri mani mezzo diroccati, avanzi di case rovinate e tombe sfondate e ossa sparse all' intorno. Sono evidentemente i resti di un antico villaggio abbandonato e morto come il castello cui era ligio (`).

Poco più oltre è il bangalo di Bot Carbu, sulla sinistra del vasto piano della valle, nel centro della quale sorgono a intervalli regolari, quattro ciorten monumentali, di cui due ancora completi, col pinnacolo e il simbolo terminale.

Una diecina di chilometri sotto Bot Carbu, su uno sperone che si spinge fin nel centro della valle, è piantato il magnifico castello di Ciktan. Ne parlerà in un capitolo successivo il Dainelli, che vi pervenne, risalendo a Càrghil dalla valle del-

(I) Secondo il FRANCKE (Antiquities, ecc., pag. 98) le rovine sono quelle dell' antica città di Carbu,

abbandonata per vicende guerresche fra il 1620 e il 1630. Le tombe ai suoi piedi sono darde e maomettane.