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0210 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 210 (Color Image)

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[Photo] Ruins on the road from Basgo to NimuRuderi fra Basgo e Nimu.

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doi: 10.20676/00000174
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170   CAPITOLO SESTO

nenti rovine di antichi forti, che ebbero nella storia del Làdak la stessa importanza del forte di Timosgàn. Sulle rovine delle fortificazioni venne costrutto sullo scorcio del secolo XVI un monastero, che contiene una delle tante statue colossali di

Maitreia.

Dopo traversata la valle di Basgo il sentiero percorre un altro tratto di altipiano, costeggiando vari enormi muri mani, spessi da otto o dieci metri, terminati

da grandi ciorten su basi quadrate di almeno otto metri di lato. Nel centro del pianoro è una costruzione rettangolare di alte mura formate da grandi blocchi di argilla secca, senz' alcuna finestra o apertura. Mi dicono che è un antico luogo di clausura, ma sembra piuttosto un carcere che un romitaggio.

Un primo segno primaverile, inaspettato nel mezzo del piano coperto di neve e coli' aria fredda che ci punge i visi, sono stormi di migliaia e migliaia di uccellini bigi, grandi come fringuelli, evidentemente migratori di ritorno. E nella valle di un altro affluente, il Nimu, traversata dopo lasciato Basgo, si sentono crocchiare le pernici tutto attorno.

Dopo Nimu si percorre l' ultima parte dell' altipiano, anche più lontani

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dall' Indo, che in questo tratto riceve

dall' altro versante (da sud) un impor

tante affluente, lo Zânscar, proveniente

dal distretto omonimo, visitato poi dal Dainelli col Marinelli, come narrerà egli stesso. Lo Zânscar nasce sulle pendici settentrionali del Himàlaia, ed ha un corso di oltre trecento chilometri e un volume forse uguale a quello del Suru-Dras.

In fondo a questo tratto di altipiano si apre tra i monti a settentrione un' ampia valle dove è un grande monastero, Piàng. Qui il Dainelli, l' Antilli ed il Ginori spesero tre giorni, ospiti del convento, per assistere allo svolgersi della complicatissima rappresentazione coreografica fatta dai monaci mascherati che s' è chiamata impropriamente la danza dei diavoli. Lo spettacolo dura due giorni, dal mattino per tempo fino a sera, con brevi intervalli di riposo per permettere agli attori di rifocillarsi, e vi conviene gran folla di gente anche da lontani villaggi, e molti monaci

dai lamasteri della regione.

Non posso far qui una descrizione particolareggiata della rappresentazione, che consiste in una serie di scene mimico-coreografiche accompagnate dalla musica, eseguite da gruppi di monaci coribanti vestiti di costumi diversi, con ricche stoffe cinesi ricamate, con in capo svariate maschere di carta pesta raffiguranti visi mostruosi e terrificanti o teste di animali, e decorate con ogni sorta di simboli, fra cui predominano quelli macabri, come teschi e ossa umane. Nella pantomima ha gran parte

Ruderi fra Basgo e Nimu.