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0448 Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1
History of an Italian Science Expedition to Himalayas, Kharakhorum and Chinese Turkistan(1913-1914) : vol.1
Storia della Spedizione Scientifica Italiana nel Himàlaia, Caracorùm e Turchestàn Cinese(1913-1914) : vol.1 / Page 448 (Color Image)

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doi: 10.20676/00000174
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376   CAPITOLO TREDICESIMO

sua gran lastra di ghiaccio. Ma di fronte al terzo campo in quella che chiamammo la « valle ignota », si aprì finalmente uno slargo nei monti, verso Oriente ; e quello slargo era chiuso, appena, da un valico ampio e depresso. Quella doveva essere la nostra via. E raggiungemmo il valico.

Non bisogna credere che, per quanto le nostre marcie fossero lunghe e faticose, costituissero solo una specie di semplice raid ! Non potrà imaginare quanto la nostra fatica fosse superiore a quella puramente fisica, — dovuta sopra tutto alla grande elevazione, — chi non abbia mai rilevato un « itinerario ». E noi abbiamo sempre rilevato il nostro « itinerario ». Veramente, in questo còmpito a due, la parte maggiore era dell' amico Marinelli : era più fresco ed aveva meno occupazioni in carovana. Comunque, si può avvertire che questo còmpito, — se costituiva una intensa fatica intellettuale, perchè, a volerlo eseguire bene, obbliga ad una continua tensione e non permette distrazioni di sorta quando si cammini e quindi si calcoli le distanze percorse, — aumentava anche la fatica fisica. Ed il perchè lo spiegherò con un esempio pratico : quando ci indirizzammo all' alto colle nevoso alla testata del ghiacciaio, noi lo traguardammo dal punto nel quale ponemmo piede su di questo. Ebbene per le esigenze del nostro rilievo itinerario, noi dovemmo seguire la linea ideale segnata da quel traguardo, cioè indirizzare il cammino dritti al colle. Così mentre gli uomini attenuavano l' asprezza del pendio con continue e ripetute serpentine, noi eravamo costretti a prenderlo di petto, secondo la inclinazione massima, aggravata dalla condizione della neve. Potrei dare altri esempi, di casi cioè, nei quali, se non veniva aumentata la fatica, la necessità di seguire un traguardo ci metteva di fronte a difficoltà talora non prive di pericoli : come, nel seguito della nostra escursione, il guado del Caracàsh con le acque in piena e torbide e quindi ingannatrici perchè non ci mostravano affatto le condizioni del fondo. Accenno solamente, tanto per dare una idea dell' aumento di lavoro fisico che ci veniva da quello che era il nostro lavoro intellettuale : fatto, — ben inteso, — non « alla carlona ».

Ma poi vi erano altre difficoltà di ordine più pratico, alle quali dovevamo por mente specialmente nelle prime ore pomeridiane, cioè quando si poteva giudicare che la tappa fosse già bastantemente lunga : si trattava di scegliere il posto pel campo. È una cosa che può sembrare assai facile : diamine, tutta la regione era nostro dominio indiscusso ed indiviso ! Questo è vero, ma non era sufficiente. Occorreva scegliere un luogo al riparo dai venti, che tutti i giorni soffiava impetuoso e talora tempestoso, aggiungendo difficoltà e disagio alla marcia : ma sotto la tenda, per scrivere e poi per riposare, volevamo stare tranquilli il più possibile. Nè ci è riuscito

sempre !

Vento, dunque, da evitare ; ma da cercare due elementi indispensabili : acqua e fuoco. Quelle ampie valli di altipiano sono quasi sempre asciutte : bisognava dunque